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Perché le canzoni di ieri ci piacciono più di quelle di oggi?

Si tratta di effetto nostalgia ma non solo!

Pubblicato da: Ylenia Bisceglie | Gio, 13 Febbraio 2025 - 22:29
rubrica bl24 (52)

Soundtrack da ascoltare durante la lettura: “Un’avventura” – Lucio Battisti

Siamo circondati da una quantità infinita di musica contemporanea, con melodie fresche, beat travolgenti e produzioni sempre più sofisticate. Eppure, spesso ci ritroviamo a riascoltare quelle vecchie canzoni italiane che ci accompagnano da ormai decenni.

Siamo lì ad ascoltare la musica che ha segnato un’epoca, che ci fa viaggiare nel tempo, che ci riporta a momenti passati che forse nemmeno abbiamo mai vissuto,  che pur essendo di tanti anni fa, ha ancora significato nel nostro presente.

A prescindere dall’età, per molti, l’amore per la musica del passato è innegabile. Ma cosa c’è dietro questa preferenza per le canzoni di un tempo? E’ davvero solo effetto nostalgia?

Una delle prime cose che colpisce quando si ascoltano le canzoni italiane del passato è la forza dei testi. Grandi artisti come Lucio Dalla, Francesco De Gregori, Rino Gaetano, e Mina sapevano scrivere parole che toccavano nel profondo. Le canzoni non erano solo melodie piacevoli, ma storie, riflessioni sulla vita, e messaggi che parlavano direttamente al cuore degli ascoltatori.

L’incredibile capacità di raccontare storie, anche complesse, in modo semplice e diretto è un tratto distintivo della musica di quegli anni. Basti pensare a “La canzone di Marinella” di Fabrizio De André, dove ogni parola sembra scolpire un’immagine indelebile nella mente, come se la ragazza che “a piedi nudi sulla riva” si lascia cullare dalle onde, potessimo quasi vederla; o ancora alla potenza della parole di “Un’avventura” di Lucio Battisti, con la sua melodia evocativa. Un testo che racconta di un amore che nasce e si spegne, che dura “fino a quando gli occhi miei avran luce per guardare gli occhi tuoi”.

Parliamo di brani che lasciano spazio all’introspezione, alla magia, alla riflessione.

Le melodie di Adriano Celentano o di Pino Daniele avevano una capacità di fondere pop, blues, rock e musica tradizionale italiana in modo unico, creando qualcosa di mai sentito prima.

Niente effetti speciali o tecnologie avanzate a fare la differenza, ma solo l’anima, un’anima che oggi, purtroppo, rischia di essere persa nel frastuono di beat elettronici e sonorità sempre più sintetiche. C’era il talento, che forse, ad oggi, sembra possa essere un optional.

Certo alcuni, con molte canzoni hanno un legame diretto con il passato. Il fenomeno della nostalgia è potente: ci riporta a un tempo in cui, forse, eravamo più giovani, più spensierati, o più innamorati.

Per i più giovani è invece come se fosse un effetto nostalgia, ma di un tempo non vissuto, che però, se confrontato a quello attuale è preferito e preferibile.

Le produzioni contemporanee sembrano aver perso un po’ della “calore” delle vecchie canzoni. Manca, forse, quell’imperfezione che rendeva ogni esecuzione unica, fatta di strumenti veri, voci autentiche e arrangiamenti non sempre impeccabili, ma ricchi di umanità.

Oggi la musica contemporanea è spesso fruibile in modo più veloce, come se fosse un prodotto usa e getta. Vale per una stagione e poi si butta via, si passa alla prossima.

La verità è che ci piacciono le canzoni vecchie perché ci parlano, sempre, anche a distanza di anni. Non è solo nostalgia, è amore per un’arte che è riuscita a toccare corde emotive profonde, creando legami che durano nel tempo.

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