Il neonato trovato morto il 2 gennaio scorso nella culla termica della parrocchia di San Giovanni Battista di Bari era un caso di “child neglect”, ovvero sottopeso. È quanto emerso dagli ulteriori esami autoptici effettuati. Il piccolo, un maschietto, era sottopeso, fortemente disidratato e trascurato: pesava solo 2,8 chilogrammi, pur essendo nato a termine.
L’autopsia eseguita ieri ha indicato come probabile causa della morte l’ipotermia, ma saranno necessari gli esami istologici per confermarla. Secondo fonti investigative, le condizioni del neonato avrebbero compromesso ulteriormente le possibilità di sopravvivere, ma il piccolo poteva essere salvato. Questo nonostante il mancato funzionamento del riscaldamento della culla e l’allarme, che non si è attivato poiché presumibilmente non collegato correttamente al telefono del parroco. Sul caso sono in corso le indagini.
Il corpo del bambino presentava anche piccole escoriazioni alle caviglie, molto superficiali e attribuibili, forse, a parassiti cutanei. Gli investigatori stanno cercando di chiarire se il neonato fosse ancora vivo quando è stato deposto nella culla termica o già deceduto. Le prime analisi fanno propendere per la prima ipotesi, dato che la temperatura del cadavere era pari a quella della stanza, segno che il corpo sarebbe rimasto a lungo nella culla prima del decesso.
Le indagini hanno evidenziato che il piccolo era già in condizioni di sofferenza prima dell’abbandono e che avrebbe avuto maggiori probabilità di sopravvivenza se fosse stato lasciato in un reparto di pediatria. Sono stati prelevati liquidi e tessuti per ulteriori analisi, incluso il test del DNA. Parallelamente, gli investigatori stanno esaminando i filmati delle tre telecamere di sorveglianza presenti nell’area della culla termica focalizzando l’attenzione su donne che hanno partorito da dicembre in poi.
L’autopsia è stata condotta dal medico legale Biagio Solarino, nominato dalla Procura, con la partecipazione di Francesco Introna, consulente legale dell’Università di Bari incaricato dal parroco don Antonio Ruccia. Quest’ultimo è indagato per cooperazione in omicidio colposo, insieme a Vincenzo Nanocchio, l’elettricista responsabile della manutenzione della culla il quale ha dichiarato nelle scorse ore che la culla funzionava dopo il suo intervento di manutenzione.