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Bari, giornalista Rai aggredita al Libertà: condannata la moglie del boss del clan Strisciuglio

Pubblicato da: redazione | Gio, 15 Aprile 2021 - 16:30
la giornalista e la moglie del boss

“Il giudice ristabilisce la verità. Dopo tre anni dall’aggressione mafiosa subita da Maria Grazia Mazzola inviata speciale del Tg1, il giudice ha condannato a 1 anno e 4 mesi di reclusione Monica Laera esponente del clan Strisciuglio di Bari, per i reati di lesioni e minacce in continuità aggravate dal metodo mafioso”. Lo evidenzia Stampa Romana sul proprio sito, tornando sui fatti.

«Il 9 febbraio 2018 Maria Grazia Mazzola nell’ambito di un’inchiesta per l’approfondimento della testata, poneva domande per strada sul suolo pubblico, sul figlio di due boss Monica Laera condannata già in Cassazione per 416 bis e Lorenzo Caldarola in carcere condannato per lo stesso reato». Riconosciute dal giudice anche le richieste di parte civile tra cui Stampa Romana, Ordine Nazionale dei Giornalisti, Fnsi, Libera e Comune di Bari. «Non è accettabile – sottolinea il sindacato regionale – che una cronista venga aggredita per strada e subisca lesioni permanenti, con minacce di morte. E la libera informazione non può subire ostacoli né ci sono zone del paese off limits. Questa decisione rilancia anche il tema di ottenere maggiori tutele normative per i cronisti».

“La condanna per lesioni e minacce con aggravante del metodo mafioso – commenta il sindaco Antonio Decaro – riconosce la brutalità dell’aggressione subita da Maria Grazia Mazzola mentre svolgeva il suo lavoro. Il Comune, nel costituirsi parte civile con gli avvocati civici Biancalaura Capruzzi e Camilla Caporusso nel processo ai danni di Monica Laera, ha voluto sin da subito condannare con fermezza quest’atto violento chiaramente riconducibile a logiche di supremazia e controllo del territorio proprie dei clan criminali. A Maria Grazia Mazzola, che con coraggio ha denunciato l’accaduto, giunga l’abbraccio dell’intera città e la solidarietà di tutti i baresi che come lei non si sono mai arresi davanti a queste logiche. L’informazione, il diritto alla cronaca e il lavoro di denuncia nella nostra città sono un diritto sacrosanto da difendere in tutte le circostanze”.

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